Il viaggio a Calcutta: le parole di Nicoletta

Il viaggio a Calcutta: le parole di Nicoletta

"A più di un mese dal rientro dall'India eccomi qui a fare un bilancio di questo viaggio e il tentativo di dare una risposta ad una domanda che molti mi hanno fatto: ma perché proprio in India? E perché Calcutta?

In effetti non era una delle mete in programma e, forse proprio perché la decisione di partire è stata piuttosto improvvisata, il viaggio è risultato, a differenza di altri programmati con anticipo e consapevolezza, ancora più sorprendente.

Le incognite erano molte: non ultima i compagni di viaggio fino a quel momento perfetti sconosciuti. Ma non è stata una difficoltà, anzi una ricchezza, la dimostrazione che dagli altri c'è sempre qualcosa da imparare.

Da racconti ed esperienze raccolte prima di partire non sai cosa aspettarti e per essere pronti a tutto riempi la valigia di medicine, sacchi per tenere i vestiti separati, disinfettanti per le mani...

Qualcosa è servito ma la maggior parte è tornata a casa.

Quello che sorprende, e ancora adesso mi fa riflettere, è pensare di essere comunque sopravvissuti a tutto quello smog, traffico, confusione generale che ti assale non appena esci dall'aeroporto di Calcutta, qualsiasi descrizione non rende quello che si vive in diretta.

La strada poi è un set cinematografico dove, ma non per finta, succede di tutto: ogni gesto della quotidianità, che noi viviamo nelle nostre accoglienti abitazioni è condiviso con chi passa per strada, dal lavarsi, al cucinare, al dormire.

Il viaggio a Calcutta è stato un viaggio fatto più dalle persone che non dai luoghi.

Grazie a CINI abbiamo avuto l'occasione di toccare con mano tutto quello che concretamente l'associazione compie per i bambini di strada, le mamme in difficoltà, passando attraverso l'educazione sanitaria, l'accoglienza, l'aiuto a prendere coscienza di avere una dignità, di avere dei diritti, di contare anche solo per il fatto di esistere.

Numerosi gli incontri, tutti densi di emozioni: le ragazze e i ragazzi recuperati da situazioni difficili, la moltitudine colorata di mamme e bambini in paziente attesa della visita pediatrica alla Clinica del giovedì, l'incontro con la mamma e la bambina sostenute con l'adozione a distanza.

Tra tanti volti, sorrisi, sguardi, ne ricordo uno in particolare: mi sono scese due lacrime dopo il saluto sereno e sorridente di Babu, uno dei ragazzi responsabili del progetto di recupero dei bambini di strada, lui stesso un bambino recuperato dalla stazione in cui viveva con tutta la famiglia: nei suoi occhi ho letto la certezza che un mondo migliore può esistere, basta crederci."